Exallievi di Don Bosco


LE ORIGINI DELL'UNIONE EXALLIEVI

Quando Don Bosco incontrava un ragazzino, pareva attratto da un magnetismo indescrivibile, domandava il suo nome, cosa facesse, chi erano i suoi genitori, chiedeva se andava a scuola, se frequentava il catechismo e così via. In poche parole, entrava in sintonia con il ragazzo, lo tranquillizzava, ne otteneva la fiducia e la confidenza, appena poteva, se lo portava in Oratorio.
Così avvenne quel giorno del 1847, quando don Bosco si recò dal barbiere. La sua attenzione fu subito attratta dalla presenza del garzone di bottega. Un sorriso, una carezza, qualche domanda e don bosco riuscì ad aprirsi un varco nel cuore del garzone, tanto da chiedere al barbiere che fosse il ragazzino a fargli la barba.
"Per carità, don Bosco! Carlino è un pivellino, non è in grado..." replicò secco il barbiere, ma naturalmente fu tutto inutile. Don Bosco si sottopose al "martirio", ma rese felice un ragazzino tremante, Carlino, che, oltretutto, era orfano di padre e aveva solo undici anni.
Poi avvenne che un giorno il povero Carlino perdette anche la madre e, rimasto solo, si ricordò di don Bosco, non aveva dimenticato la sue carezze, il suo sorriso e, soprattutto, le parole con cui gli aveva "massaggiato" il cuore. Carico di tristezza, ma fiducioso, si recò da lui, all'Oratorio e fu accolto a braccia aperte.
Divenne un bravo rilegatore di libri e lasciò l'Oratorio solo quando fu in grado di mettersi in proprio. Ma non dimenticò mai il suo benefattore e ogni tanto, quando poteva, tornava a trovarlo, a Valdocco e si nutriva del suo affetto e delle sue parole.
Poi un giorno... Ė il 24 Giugno del 1870, festa di S. Giovanni, quindi all'Oratorio si festeggiava l'onomastico di don Bosco. Carlo Gastini (Carlino) ha ormai 34 anni ed ha preparato una sorpresa per il suo don Bosco. Si presenta a lui con alcune decine di antichi allievi dell'Oratorio. Ha pronto il discorso. Spiega che i "vecchi giovani dell'Oratorio" si sono costituiti in gruppo e si sono recati presso di lui, nel giorno del suo onomastico per offrirgli un dono come "dimostrazione di affetto al loro padre don Bosco".
Don Bosco, è evidente, aveva lasciato il segno. E quei tanti "vecchi giovani" avevano sentito il bisogno, l'intima necessità, di riunirsi e far corona attorno a lui per esternargli la loro riconoscenza per l'istruzione e l'educazione ricevuta e per tributargli l'omaggio del loro incancellabile affetto.
Portarono, come segni esteriori di quel loro sentimento di affetto e riconoscenza, dei doni, non certo vistosi (si trattava di tazzine da caffè), ma sicuramente dal grande valore affettivo.
Ecco, in questa triplice manifestazione di riconoscenza, di affetto e di offerta, si può dire che si trovano, quasi in nuce, quelle che poi, nel tempo, sarebbero diventate alcune delle finalità immanenti del Movimento Exallievi.
Riconoscenza, per i benefici ricevuti, benefici concreti, riscontrabili in una istruzione non fine a se stessa e in una sana educazione religiosa e morale.
Affetto, per significare che quell'educazione ricevuta non veniva neppure lontanamente messa in discussione, ma anzi si fortificava sempre più di fronte al difficile e complesso banco di prova della loro vita familiare, civile e professionale.
Offerta, infine, di un dono (sia pure simbolico) al Superiore, quasi una "restitutio", insomma, di quanto si era ricevuto.
Col cuore gonfio di gioia e di commozione, a don Bosco non restò altro da fare che prendere atto, accettare e convalidare quella manifestazione spontanea, quella "Unione" di exallievi attorno a lui. Poi, negli anni successivi, don Bosco la favorì e la coltivò, fino a renderla consuetudinaria e stabile.
Ė così che nasce, in quel lontano 24 Giugno del 1870, l'UNIONE EXALLIEVI DI DON BOSCO, per "germinazione spontanea", per "autogenerazione".
E forse il "programma" è tutto racchiuso in ciò che un giorno don Bosco ebbe a dire a Carlo Gastini e ai suoi compagni: "Ovunque andrete, ricordatevi che siete figli di don Bosco. Fate vedere al mondo che si può essere al tempo stesso buoni cristiani e onesti cittadini"

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